Crypto-Asset e Fiscalità: dove conviene incassare le plusvalenze?

La crescita degli investimenti in crypto-asset ha reso evidente una verità spesso sottovalutata: la tecnologia è globale, ma la fiscalità resta profondamente locale

Bitcoin, token e asset digitali possono essere scambiati ovunque, ma il momento in cui si realizzano le plusvalenze è inevitabilmente legato a una giurisdizione fiscale specifica.

Per questo motivo, molti investitori digitali iniziano a guardare oltre i confini nazionali, alla ricerca di Paesi in grado di offrire non solo un’imposizione più efficiente, ma anche regole chiare, banche operative e stabilità normativa. Tra le giurisdizioni più citate emergono Italia, Portogallo, Svizzera e Malta, ognuna con caratteristiche profondamente diverse.

Italia: un sistema definito, ma poco flessibile

In Italia, la fiscalità dei crypto-asset ha raggiunto un livello di definizione normativa, ma sta per diventare significativamente più onerosa. Le plusvalenze realizzate a partire dal 1° gennaio 2026 sono soggette a un’imposta sostitutiva aumentata al 33% per la maggior parte delle criptovalute (come Bitcoin, Ethereum e le stablecoin in dollari). Fanno eccezione gli E-Money Token ancorati all’Euro (se conformi alla normativa MiCA), che mantengono l’aliquota del 26%. Inoltre, la normativa attuale (in vigore dal 2025) ha rimosso la soglia di esenzione per i piccoli guadagni, rendendo fiscalmente rilevante ogni plusvalenza, indipendentemente dall’importo.

Questa chiarezza normativa, tuttavia, ha un prezzo. Il sistema italiano non è solo il più costoso tra le giurisdizioni che analizzeremo (33% vs esenzione in Svizzera o ottimizzazione societaria a Malta), ma fatica ad adattarsi a modelli crypto più complessi. Inoltre, il rapporto con il sistema bancario rimane spesso problematico. 

Il risultato è un contesto non competitivo per gli imprenditori e gli investitori evoluti.

Portogallo: attrattivo solo in apparenza

Il Portogallo è stato a lungo considerato una meta privilegiata per gli investitori in criptovalute, grazie a un trattamento fiscale estremamente favorevole. Negli ultimi anni, però, il quadro è cambiato in modo significativo. 

Le nuove regole introducono distinzioni basate sulla durata della detenzione e sulla natura dell’attività svolta: le plusvalenze derivanti da crypto-asset detenuti per meno di 365 giorni sono ora tassate con un’aliquota fissa del 28% per gli investitori individuali. Mantiene, invece, l’esenzione la detenzione che supera l’anno. A questo si aggiunge un elemento strutturale spesso trascurato: l’assenza di un vero ecosistema crypto regolamentato

Il Portogallo può ancora funzionare in alcuni casi specifici (investitori individuali con orizzonte di lungo termine), ma offre poche garanzie in termini di continuità operativa, accesso bancario e certezza interpretativa per i trader e gli operatori frequenti.

Svizzera: solidità e reputazione, ma non per tutti

La Svizzera rappresenta uno dei contesti più maturi in Europa per gli asset digitali. 

L’approccio delle autorità è pragmatico, il dialogo con il settore è avanzato e il livello di certezza del diritto è tra i più elevati a livello internazionale. 

Dal punto di vista fiscale, le plusvalenze generate da investitori privati (cioè non professionali) sono generalmente esentasse (0% di capital gain). Questo aspetto, tuttavia, viene valutato caso per caso, sulla base di elementi concreti come volumi, frequenza delle operazioni e organizzazione dell’attività. 

Se l’attività viene qualificata come professionale, le plusvalenze sono tassate come reddito da attività economica, con aliquote progressive che possono essere significative. 

La Svizzera resta una scelta eccellente per operatori strutturati e capitalizzati, ma comporta costi elevati e requisiti stringenti, che la rendono meno accessibile per startup crypto o investitori di medie dimensioni.

Malta: regolazione cryptoe certezza del diritto

Malta ha adottato un approccio profondamente diverso rispetto a molte altre giurisdizioni europee.  Invece di rincorrere il fenomeno crypto, ha scelto di regolamentarlo in modo organico, creando un quadro normativo dedicato agli asset digitali. Questo significa che l’investitore non si muove in un’area grigia, ma all’interno di regole pensate specificamente per il settore crypto. 

La fiscalità maltese non si basa su promesse di esenzione generalizzata per l’investitore individuale, bensì su una pianificazione strutturata, soprattutto quando le operazioni vengono svolte tramite società o veicoli di investimento adeguati. Sfruttando il sistema di rimborso d’imposta (sistema di imputazione integrale), è possibile raggiungere un’aliquota fiscale effettiva sulla società tra lo 0% e il 5% sui profitti. Un elemento chiave è il contesto operativo.

Malta dispone di:

  • un ecosistema crypto regolamentato;
  • banche e payment provider abituati a lavorare con operatori crypto;
  • un approccio coerente tra normativa fiscale e normativa finanziaria. 

Questo insieme di fattori rende Malta una giurisdizione prevedibile, difendibile e realmente utilizzabile per la gestione delle plusvalenze in crypto-asset tramite strutture aziendali.

Pianificare le plusvalenze crypto in modo consapevole

La domanda “dove conviene incassare le plusvalenze?” non ha una risposta unica e universale. La scelta della giurisdizione deve tenere conto di diversi elementi, tra cui:

  • il profilo dell’investitore (privato o professionale);
  • il volume e la frequenza delle operazioni;
  • la necessità di operare tramite strutture societarie;
  • il rapporto con il sistema bancario.

In questo contesto, Malta emerge come una delle soluzioni europee più equilibrate, perché consente di coniugare efficienza fiscale, regolamentazione chiara e certezza del diritto, senza rinunciare all’operatività.

È proprio su questo tipo di valutazioni che si inserisce il lavoro di Cartesio: supportare investitori digitali, imprenditori crypto e strutture internazionali nella scelta della giurisdizione più coerente, nella costruzione di veicoli adeguati e nella gestione fiscale delle plusvalenze in modo sostenibile e difendibile nel tempo.

Nel mondo dei crypto-asset, la vera ottimizzazione non nasce dall’inseguire l’aliquota più bassa, ma dal costruire una struttura corretta prima di incassare.